Bonanni: “Il Governo corregga norme su mobilità”

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Sulla questione della mobilità è un disastro, perchè il Governo punta a cambiare il meccanismo solo per ridurre i tempi della prestazione e la quantità della prestazione economica a favore del lavoratore”. Lo ha ribadito il Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, questa mattina ai microfoni del Tg5. Anche su Twitter scrive: “L’innalzamento dell’eta’ d’uscita e la crisi dovrebbero consigliare piu’ mobilita’ e non il dimezzamento di tempi e di copertura economica. Il governo cambi”.

Già ieri sera infatti, al termine dell’incontro tra Governo e Parti sociali aveva espresso la sua preoccupazione sulla mobilità che secondo il disegno tracciato dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero, dovrebbe essere sostituita con la disoccupazione e con una accelerazione rispetto ai tempi inizialmente previsti. .”Le due cose assieme – ha aggiunto oggi Bonanni – possono produrre una situazione molto grave per i lavoratori in quelle circostanze, per questo chiedo al governo molto più equilibrio e più saggezza. Le riforme si devono fare ma non devono essere fatte contro le persone più povere e in difficoltà”. Per il resto, sempre secondo il Segretario generale della Cisl, “non ci sono problemi, ho dato un giudizio positivo. Se risolviamo il problema della mobilità l’accordo è gia fatto”.

Secondo Bonanni infatti “la riduzione delle tipologie contrattuali e il potenziamento dell’apprendistato come forma primaria di stabilizzazione sono un fatto importante ma occorre anche un taglio netto sulle finte partite Iva e rafforzare elementi di rioccupabilità rendendo cogente la formazione”.

“Sul nuovo sistema assicurativo occorre non caricare troppo i costi per le piccole aziende sarebbe un errore grave ridurre tempi e intensità finanziaria dell’indennità di mobilità. La Cisl chiede politiche attive e di out placement attraverso il ruolo sussidiario dei fondi interprofessionali per il reimpiego. Insomma stiamo andando nella direzione giusta ma bisogna aggiustare alcune parti delicate. Dobbiamo dare un segnale chiaro al Parlamento”.
E alla domanda se 10 giorni per chiudere l’accordo non fossero pochi, Bonanni ha risposto: “Ci possono servire 10 come 30 giorni – ha concluso Bonanni -dipende dalla flessibilità di ciascuno e in questo caso dipende dalle flessibilità del Governo”.

(13 marzo 2012 – dal sito confederale www.cisl.it)

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Credo che ci siano le condizioni per chiudere entro marzo se il governo avrà i piedi ben piantati a terra e le parti sociali avranno intenzione di collaborare”. Così Raffaele Bonanni circa l’eventualita’ che la trattativa con il governo sulla riforma del mercato del lavoro possa subire dei rallentamenti e sulla possibilita’ che le parti arrivino ad un accordo.
“Oltre a una riforma equilibrata ci vuole attenzione sulla crescita” ha però sottolineato a margine della presentazione del volume ‘Combook-Twitter, Facebook, Youtube, Linkedln’ di Andrea Benvenuti e Salvo Guglielmino, svoltasi a Palazzo Giustiniani a Roma. “Il mercato del lavoro da solo non può risolvere niente se non c’è la ripresa” – ha precisato ricordando che la Cisl ha chiesto al Governo Monti un “patto sociale” perché “senza una ripresa economica il lavoro non ci sarà. E la ripresa – ha continuato – ci sarà solo se si metterà in atto qualcosa di forte su infrastrutture, energia e tasse. La stessa enfasi che è stata messa sul mercato del lavoro si deve mettere per la ripresa” – ha insistito.
Quanto alle risorse necessarie per finanziarie i nuovi ammortizzatori sociali, su cui l’esecutivo sta lavorando per presentare un piano, Bonanni ha osservato: “Questa vicenda delle risorse è stucchevole perchè occorre prima decidere quale impianto utilizzare. Fatto l’impianto si andrà a vedere quanti soldi servono, infine dove andarli a trovare. Il governo si presenti con una proposta ragionevole e le parti faranno l’accordo, ma parlare di cifre senza conoscere gli importi significa fare una spiacevole lotteria. Dal tavolo di confronto con il Governo – ha detto – mi aspetto chiarezza”.
Bonanni ha inoltre commentato l’intenzione del governo, confermata dal viceministro Vittorio Grilli, di portare l’Iva al 23% a partire da ottobre. “Un aumento dell’Iva – ha sottolineato – senza una diminuzione del carico fiscale sulle persone significa che lavoratori e pensionati pagheranno non solo piu’ tasse dirette ma anche piu’ tasse indirette. Gira e rigira sempre ai soliti spetta di portare il peso” ha osservato”.
Nel frattempo il Governo ha convocato le parti sociali lunedì alle 16.00 sulla riforma del mercato del lavoro.

(7 marzo 2012)

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